Nevica, governo ladro! Ovvero: ops, ha smesso. Scusate, mi correggo: c’è il sole, governo ladro!

Ditemi il vostro segreto, avanti! Come fate? Come fate a svegliarvi la mattina senza rammaricarvi del fatto che anche questa volta il mondo non è finito?

Non tutti son capaci di fare tutto.
Tra gli esseri umani c’è una differenza sostanziale.
Tutti gli esseri umani hanno uguale dignità.

Il mio post potrebbe chiudersi qui, in tre frasi ho già detto tutto.

Viviamo in un’epoca neo-darwinista, il più debole (quello che non è riuscito ad adattarsi) deve soccombere per il bene del resto della specie.

Dunque cari precari, disoccupati, inccupati, cassa(dis)integrati, in mobilità, le opzioni sono due: o crepare o uscire dalla vostra situazione da soli.

Ma noi siamo esseri che hanno qualcosa in più rispetto alla natura, o almeno dovremmo averlo.

La chiamiamo “umanità”.

Manca di umanità, questa umanità.
I soldi dovrebbero essere un mezzo, gli esseri umani il fine.
Oggi è il contrario.
Stiamo bene?
No, però accettiamo tutto, perché non so spiegarmelo.

Probabilmente siamo tutti drogati.
(Amici complottisti è il vostro momento: sbizzarritevi!)

Favoletta precaria ovvero italiani passati e presenti

C’era una volta, nel secolo scorso, un bambino che subito dopo aver fatto la Prima Comunione (nel senso del lunedì dopo), fu mandato a lavorare come garzone con il contratto che vigeva all’epoca: lui lavorava e suo padre passava a ritirare la paga.
Arrivò la guerra e si ritrovò da giovanotto prigioniero in Russia. La guerra finì e tornò a casa a piedi (non è una metafora).
Tornato a casa, sposò la sua ragazza ed andarono ad abitare in affitto in un appartamento che aveva il bagno comune ai condomini del palazzo. Con il suo lavoro di falegname, riuscì a costruirsi una casetta con due appartamenti. Prese la licenza media serale e ottenne un lavoro da bidello.

Suo figlio studiò fino alle superiori, si diplomò e cambiò qualche lavoretto finchè decise di sposarsi. Fece pertanto un concorso comunale e vinse il posto di Dado all’asilo nido.
Negli anni, fece carriera e ottenne un posto in un ufficio pubblico.

Passati trent’anni, la musica è cambiata.

Se fosse nato oggi, non avrebbe potuto seguire questo percorso, infatti:

L’asilo nido è gestito da una cooperativa (non commento. Chi ha provato a lavorarci può capire)
Per lavorare nei nidi ci vuole la laurea (una volta bastavano i tre anni della scuola magistrale, forse).
Quando in Comune un dipendente va in pensione non assumono nessun sostituto.

Le domande che nascono sono davvero tante.
I sacrifici si sono sempre fatti e li faremo, non è un problema.
Quello che spaventa è che se una volta c’era la speranza in un futuro migliore e effettivamente ciò accadeva, ora siam sprofondati in una società fortemente darwinistica dove realmente sopravvive solo chi è più forte.

Ma cambiamo soggetto.

C’era una volta una ragazza che dopo la terza media fece un corso da dattilografa. Ottenne un posto come segretaria ed ora è prossima alla pensione, dopo quarant’anni di lavoro sotto lo stesso padrone.
I suoi figli sono andati al nido e aveva l’aiuto dei suoi genitori, sia materiale che di assistenza.

Oggi non sarebbe stato possibile.
Prima di tutto con la terza media e un corsettino non l’avrebbe assunta nessuno.
Poi il nido, avrebbe avuto accesso? L’avrebbe potuto pagare? Credo di no. E sua mamma, l’avrebbe aiutata? Probabilmente no nemmeno in questo caso: il tempo non l’avrebbe avuto causa lavoro e nemmeno la possibilità economica, sempre causa lavoro.
Perché come accade oggi, non bastano nemmeno due stipendi per vivere tranquilli.

E vedo amici dei miei genitori darmi sorridendo amaramente la notizia del loro pensionamento, come quell’elegante signora, professione operaia, che mi disse: 《Dopo quarant’anni di lavoro, non mi sarei mai immaginata di finire la mia carriera così, cassintegrata in attesa della pensione. Mi sento come se fossi fallita con la mia azienda.》