Il fiocco di neve che non cade da nessuna parte ovvero in memoria di Splinder

Ieri sera, a mezzanotte meno un minuto, Splinder, la piattaforma di blog italiana credo più famosa, ha chiuso i battenti e con lei tipo 300.000 blog e 600.000 utenti.

Ho iniziato a bloggare proprio con Splinder, nel lontano 2004. Erano altri tempi, non avevo l’adsl e usavo il pc della sala computer dell’università.
Ho mosso i primi passi con i templates, i css e quelle robe lì.
Ho creato davvero grafiche estremamente pesanti e (diciamolo pure) abbastanza trash e non mi sono divertita perché ogni giorno c’era un prolema nuovo.
Lo aprii dopo aver notato che nella community che frequentavo era praticamente l’unica a non averlo e su consiglio di un libro preso alla biblioteca di Imola (mi accusarono ingiustamente anche di averlo rubato, tra l’altro)
Erano tempi d’oro per il mio blog: vistite e commenti (pressoché inutili) alle stelle, senza che scrivessi niente di speciale.
E c’erano blog interessanti o forse gestiti da persone che commentavano tutti i giorni.
Poi, il passaggio a Iobloggo e successivamente a WordPress con dominio mio.

C’è stato un momento che pareva che chiunque avesse almeno un blog su Splinder: c’erano i blog che sfottevano gli altri blog, i blog pink-punk avrillavignosi, le anoressiche adoratrici di Ana, i fake, le astrologhe, i blog bdsm, gli emo, le wiccan,i GDR, chi aveva il suo archivio di racconti e chi li criticava…

Mamma quanti flames, trollate, fake e polemiche basate sul nulla che saranno dissolte nella rete…
E se razionalmente mi dico che è un bene, sentimentalmente parlando mi mancheranno.

Comunque, è una parte di web italiano che finisce e tutte le storie, sia le stupidate che le cose interessanti ora non esistono più. E mi chiedo se  sia giusto.

Credo che presto Iobloggo subirà la stessa sorte, come sono fuggita da Splinder per la sua scarsa funzionalità, me ne andai pure da lì. A malincuore, devo dire, ma il bannerone in cima fa pena.

LiveJournal scusate ma non l’ho mai amato più di tanto, per quanto riguarda Blogspot… beh, all’inizio faceva proprio pena, ma ora è ok, non ti tormenta con i banner e questo vuol dire molto.
Il meglio però rimane WordPress, su un proprio spazio web, ovviamente.

Ma non infanghiamo la memoria di un compagno di viaggio.

Ciao, Splinder, chissà se esiste un Paradiso per le piattaforme di blogging.
Ripensandoci, non credo che con te si ponga il problema…

Vecchi ricordi, ovvero: se non ti piace non leggere.

Tutto parte da un tweet.
Da qualche tempo a questa parte quasi qualsiasi cosa parte da un tweet. E dalla mia curiosità,ovviamente.
Fatto sta che un hastag mi porta a questo articolo.
Credetemi, sarei stata ben lieta di lasciare la mia opinione direttamente lì ma, dopo due giorni di tentativi falliti, la mia pazienza è evaporata ed ecco nascere questo mio.
Che dire, il signor Bertante, mi ha riportato alla mente la mia frequentazione nella community di scrittura amatoriale EFP, quando ancora nell’url appariva la dicitura “egoio”. Età media sedici anni, le lamentele identiche.
Deve sapere, gentile signore, che anche lì autori si lamentavano di blog nati per deridere gli scritti altrui e si scatenavano dei flame epici che si risolvevano nella regola d’oro “se non ti piace, non leggere”.
Certi blog la irritano?
Non li frequenti. Li lasci parlare, se sfogano le loro frustrazioni così a lei che importa?
E, nel caso avessero ragione, si ricordi l’altra regola d’oro imparata su EFP e testata di persona: “qualsiasi boiata sgrammaticata avrà i suoi sostenitori da qualche parte.”

Suvvia, la vita è troppo breve per perder tempo leggendo fesserie!

Edit: ennesimo tweet, argomento simile.
La signora Monti si chiede perchè ci siano commentatori aggressivi che molto spesso si riducono ad un insulto.
Vede, i maleducati esistono da moooolto più tempo del web 2.0 e ce li ho anche io, nel mio blog che non legge nessuno.
Il modo migliore per reagire è rispondere gentilmente facendo emergere così la cafonaggine del commentatore arrabbiato.
E andare avanti, fregandosene.